Descrizione
PIUMA Hane Murakumo
Tra la luce e la materia esiste una soglia sottile, un punto in cui ciò che è stato tracciato con precisione comincia a sfuggire, a mutare, a diventare altro. È in questa zona incerta, dove il gesto incontra l’imprevedibile, che prende forma PIUMA Hane Murakumo.
Murakumo, in giapponese, significa “nuvole che si radunano”. Non un’immagine fissa, ma un accadere. Un addensarsi lento, un movimento che non si lascia trattenere. Come il cielo quando cambia senza annunciare il proprio disegno. Come il respiro caldo che altera ciò che sfiora.
HANE Murakumo è un istante sospeso nel tempo. E’ una pennellata e un gesto. Ed è proprio nel gesto finale che Murakumo trova la propria voce.
La lacca bianca appena stesa viene tenuta sopra una fiamma danzante, e viene decorata dal fumo della candela come se fosse inchiostro. Non esistono due esemplari identici fra loro, nessun movimento si ripete mai veramente nella stessa maniera. E la lacca viene lasciata nel suo stato più grezzo, seccandosi fino a formare una superficie solida e resistente, senza essere più trattata con carta vetrata o polveri lucidanti.
Il risultato estetico viene dunque affidato al tempo. Nessuna lucidatura interviene a uniformare, a cancellare, a perfezionare. La superficie rimane viva, satinata, morbida alla vista e al tatto, come se trattenesse ancora la memoria del pennello che l’ha attraversata. La luce non rimbalza: si posa, scivola, si raccoglie.
È una bellezza silenziosa, che non si impone ma si lascia scoprire e diventa un oggetto irripetibile.
Non esiste possibilità di intervento successivo: ciò che accade resta. Per questo, ogni fase si svolge in ambienti perfettamente puri e autentici, dove anche la più piccola particella può lasciare una traccia definitiva.
Eppure, proprio in questa impossibilità di correggere, si rivela un’altra idea di precisione.
Le minime variazioni, le impercettibili increspature, i segni quasi invisibili che possono emergere non interrompono l’armonia dell’oggetto: la rendono presente. Sono tracce del processo, memorie del tempo, del calore, dell’aria. Non difetti, ma testimonianze.
Murakumo non cerca l’uniformità. Custodisce l’accadere.
In questo senso, si avvicina a una sensibilità profondamente radicata nella cultura giapponese: quella che riconosce valore in ciò che muta, in ciò che sfugge a una forma definitiva, in ciò che porta con sé il segno del proprio divenire.
Scrivere con HANE Murakumo significa entrare in questa dimensione. Rallentare fino a percepire la superficie sotto le dita, osservare come la luce cambia mentre la penna si muove, lasciare che il gesto della scrittura ritrovi un ritmo più consapevole.
Ogni parola tracciata sulla carta sembra proseguire ciò che la superficie della penna ha già iniziato: un movimento lento, irripetibile, vivo.
Non è solo uno strumento. È un invito a sostare.
Ogni esemplare nasce dall’incontro tra SCRIBO e i maestri Urushi giapponesi, custodi di una conoscenza che attraversa generazioni. Le loro mani non impongono una forma alla materia, ma ne accompagnano lentamente le trasformazioni, rispettandone i tempi e le imperfezioni. La tecnica “Nuritate” utilizzata per creare la HANE Murakumo, infatti, mette alla prova l’antica sapienza artigiana dei maestri Urushi dovendo, di volta in volta, apportare sottili modifiche alla miscela a seconda della stagione, della temperatura e dell’umidità.
A questo dialogo si aggiunge un ulteriore gesto: la pochette che accompagna ogni stilografica, realizzata a mano a partire da sete di kimono giapponesi. Tessuti che hanno già vissuto, che portano con sé storie, pieghe, riflessi. Anche qui, nulla è replicabile.
PIUMA Hane Murakumo è disponibile in 110 esemplari.
Non una serie, ma una costellazione di differenze.
Un incontro tra Italia e Giappone che non si limita a unire tecniche, ma avvicina due modi di intendere la bellezza: come qualcosa che non si esaurisce nella forma, ma continua a trasformarsi nello sguardo di chi osserva, nel tempo che attraversa, nel gesto che la utilizza.
Come le nuvole, Murakumo non si lascia fissare.
Ed è forse proprio in questa natura mutevole che custodisce la sua verità più profonda.
“Il bello sta in quello spazio indefinito, in quel vuoto dove si addensa l’ombra che rende la bellezza dell’arte giapponese inseparabile dall’oscurità”.
Jun’ichirō Tanizaki





















